Massimiliano Pompignoli

Territorio; crescono i risarcimenti per danni da fauna selvatica. Forlì-Cesena è prima in Romagna per importi erogati dalla Regione. Pompignoli: “necessari piani di controllo più efficaci e maggiore coinvolgimento dei cacciatori”

 

Nel 2021, la Regione Emilia Romagna, attraverso la Direzione Generale Caccia e Pesca, ha erogato a titolo di risarcimento del danno da fauna selvatica un importo complessivo di 192.089 € per la sola Provincia di Forlì Cesena.
“Il nostro territorio, in termini di importi risarciti per danni causati da fauna selvatica, è primo in Romagna e secondo in Regione (in vetta alla classifica c’è la Provincia di Bologna). Negli ultimi anni, complice l’insufficienza e l’inefficacia delle politiche regionali, la spesa complessiva sostenuta dal Servizio Generale Caccia e Pesca dell’Emilia Romagna per ristorare le perdite subite da cittadini, allevatori e agricoltori della Provincia di Forlì Cesena è aumentata considerevolmente. Nel 2018 è stata di 150.021 €, nel 2019 di 168.599 € e nel 2020 di 179.103 €. Si tratta di una vera e propria emergenza che si riverbera sulle colture, gli allevamenti e il numero in crescita di incidenti stradali.” 

Il consigliere regionale Massimiliano Pompignoli commenta così i dati fornitigli dall’Assessorato competente, suddivisi per Province e annualità.

“Questi numeri” – aggiunge Pompignoli – “ci delineano una situazione critica, tesa verosimilmente a peggiorare. Le stime sono in crescita, ma nonostante questo in Emilia Romagna si registra la totale assenza di contromisure adeguate a contrastare il fenomeno. L’esplosione incontrollata di ungulati coniugata all’inefficacia delle politiche di prevenzione e contenimento attuate da questa Giunta, rischiano di mettere in ginocchio tutto il comparto agricolo, arrecando seri danni all’economia e all’ecosistema di tutta la Regione”.

Il consigliere regionale, a poche settimane dalla discussione del nuovo calendario venatorio, sollecita dunque “piani di controllo più capillari ed efficaci, maggiore margine di manovra per i cacciatori nonché strumenti di prevenzione più adeguati e a misura di territorio. È doveroso, inoltre, riflettere in maniera più critica sul metodo dell’autodifesa da parte del proprietario del fondo. È fondamentale ripristinare una virtuosa collaborazione tra mondo venatorio e comparto agricolo, riconoscendo il ruolo prezioso e determinante dei cacciatori e l’efficacia delle forme di prelievo tradizionali.”